FAMILY BUSINESS



1995, Ricerca condotta con Erin Sharp per The Solid Side, Domus Academy e Philips Design.

Uno spazio diventa un luogo se in esso e con esso si intessono relazioni, si prendono impegni, si accumulano ricordi, si stringono legami che producono comunità. Se, insomma, in esso si svolge la vita in tutta la sua articolazione e complessità.
In nome dell’efficienza la società industriale ha teso a cancellare questa possibilità.
Traducendo nella fisicità del mondo il suo pensiero dicotomico ha separato il lavoro dal tempo libero, la produzione dal consumo, la casa dai luoghi del lavoro. E i luoghi sono diventati non-luoghi, cioè spazi senza vita. Le comunità si sono disgregate in individui atomizzati. E gli individui stessi hanno perduto le loro unità.
Il processo è ancora in corso. Ed anzi, le nuove tecnologie possono amplificarlo sostituendo gli ultimi resti di legame sociale con un suo triste surrogato; uno pseudo legame mediatizzato e monodirezionale. Ma non è detto che questo esito sia inevitabile.
La transizione verso la sostenibilità può innescare nuove forme di comunità: la cura dei beni comuni richiede intenti e attenzioni comuni. E, d’altra parte, la ricerca della sostenibilità può costituire il valore condiviso su cui produrre legame sociale.
Le stesse tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono portare anche nella direzione opposta a quella che oggi appare prevalente: se “tutto può essere fatto ovunque”, cade la legittimazione efficientistica alla separazione funzionale. Diventa possibile avviare un processo di ricomposizione delle attività, dei luoghi e degli individui che non parta dalla nostalgia per un passato ormai definitivamente perduto, ma che affronti i nuovi problemi, assecondi le trasformazioni avvenute e colga le nuove possibilità. Comprese quelle aperte dalla diffusione della multimedialità interattiva le cui potenzialità, dal nostro punto di vista, sono ancora tutte da esplorare.
Pensiamo dunque luoghi ibridi, reali e virtuali, in cui le funzioni si ricompongono creando le condizioni per un intreccio tra antiche e inedite forme di comunità.Cosa Abbiamo in eccesso? Cos’è in pericolo di estinzione?
Facciamo un inventario.
Costruiamo le qualità del nostro futuro.
Ridurre, rigenerare, riutilizzare.
Scambiare, condividere, convivere.
Abitare e lavorare,
vecchi e giovani,
utensili e giocattoli.Family Business
Dal desiderio di comunicare, alla tensione ad aggregarsi; dall’evidenza che esistono nuove maniere di stare insieme, al fatto che esse producono o sono la conseguenza di una nuova maniera di lavorare; il nostro progetto parte dal rilevamento di certe evidenze e ruota soprattutto intorno ad una nuova idea di famiglia come aggregazione esistenziale e operativa.
Ottimizzare i luoghi in cui vivere, ma anche in cui lavorare insieme, significa oggi anche trovare una via per ottimizzare la produzione contemporanea e per legittimare i nuovi nuclei sociali.
Siamo convinti che questa motivazione sia solo all’inizio, che non sia momentanea ma che sia destinata a crescere nel tempo e a radicarsi. Il nostro progetto vorrebbe cercare di trovare, attraverso il rilevamento delle casistiche, la formulazione di un sistema univoco, che possa sottendere tutte le combinazioni possibili.Dal nostro punto di vista, per ottimizzare questi rapporti bisogna:
_prendere atto dei luoghi che queste aggregazioni hanno già prodotto
_tenere conto che questi modelli vengono da lontano, ossia da culture arcaiche basate sul commercio/scambio e la convivenza comunitaria.Tenendo conto di questi due punti e del radicale cambiamento premesso, crediamo che il design oggi debba riconsiderare alla luce di questa consapevolezza i luoghi della vita quotidiana.
La storia ci insegna che nel momento in cui si arriva alla necessità di riconsiderare il proprio agire, è necessario ripartire da zero, da segni primari che possano rivelarci, se ordinati secondo una nuova sintassi, una serie di nuovi significati.A partire dall'analisi dei comportamenti della gente e delle famiglie nella quotidianità (attività, rapporti interpersonali, oggetti e ambienti utilizzati) il progetto propone nuovi "spazi ibridi" fra la casa e il lavoro. Case officina organizzate a partire da modi nuovi di stare insieme e di lavorare che, anche grazie alle nuove tecnologie digitali, ottimizzano l'uso degli spazi privati intesi come fattori di aggregazione di nuove comunità di lavoro urbano.

Vai al sito originale di Family Business
1995, research conducted with Erin Sharp for the Solid Side, Domus Academy and Philips Design

Starting with analysis of the behaviour of people and families in the everyday world (activities, interpersonal relations, objects and space utilized), new "hybrid space" are proposed, somwhere between home and work. Workshop-houses organized based on new ways of working, which also thanks to new digital technologies optimize the use of private spaces seen as factors of aggregation of new communities of urban work.

Go to the original Family Business site.

by CIBICWORKSHOP