Design e qualità della vita (da reinventarsi).
Dal nuovo Magazine del Sole 24 Ore sul Design:
Stiamo vivendo un momento incredibile della nostra storia, il processo di globalizzazione ha mostrato, di recente in modo eclatante, i suoi limiti. Ci sono paesi grandi e piccoli, soprattutto asiatici, che stanno emergendo con molto vigore, e altri, mi riferisco soprattutto al mondo occidentale, che sono invecchiati e che sembrano aver perso motivazione e visione.
Spostandoci di livello osserviamo un mondo che si trova, in generale, di fronte a un fenomeno di polarizzazione della società: da una parte una ricchezza talvolta esagerata che, anche se con qualche battuta d’arresto, continua ad aumentare; dall’altra una povertà che dilaga con tutte le conseguenze che ciò può comportare. Dalla parte della ricchezza il design tende a diventare autoreferenziale, teso a colmare il bisogno di status, di lusso ostentato, di performances inutili ed esagerate. Questa parte di umanità è indifferente ai problemi legati all’aria che respiriamo, alla crisi del petrolio, all’ambiente in generale (posso consumare quanto e come mi pare perché posso pagare). E’ vero che tutto ciò produce economia, reddito, occupazione, ma forse molta di questa produzione potrebbe essere un po’ più intelligente.
Dalla parte della povertà il design democratico in generale dà la sensazione di essere diventato “roba” di basso costo, di bassa qualità, molte volte futura immondizia, in molti casi difficile se non impossibile da smaltire e da riciclare, e a questo si può associare la moderna tecnologia che si trasforma in montagne infinite di telefonini e computer, quando finisce la sua breve vita.
In questo quadro la novità è che ci siamo persi per strada la classe media che negli ultimi anni è scivolata verso il basso perdendo identità e potere d’acquisto. In Italia questo stato sociale ha rappresentato l’aspirazione a una cultura della qualità che ha sostenuto lo sviluppo del “made in Italy” in senso lato, e quindi dal design alla moda, al cibo, a quell’idea italiana di sapersi godere la vita.
Oggi la creatività, intesa nel suo senso di capacità di creare, ci aiuta a capire come possiamo pensare a una vita di qualità ritarata sulle nuove realtà; l’immagine che mi viene in mente è una lista della spesa dove c’è da una parte quello che già funziona o che può essere messo meglio a regime e, dall’altra, una lista di quello che ci servirebbe per vivere bene, in modo sostenibile sia dal punto di vista economico che ambientale. E’ un processo che richiede la capacità critica di riconsiderare come e cosa succede o può succedere intorno a noi, ripensando la quotidianità, i divertimenti, il tempo libero, la vita dei nostri figli, le attività lavorative come sono e come potrebbero essere…Si possono generare nuovi stili di vita più in armonia con le nostre possibilità, le nostre aspirazioni e le realtà che ci circondano.
Una vita meno urlata, meno esibizionista, meno condizionata, con un po’ più di buon senso che può originare modi più aggiornati di produrre valore. Se solo guardiamo a quello che il nostro paese può offrire, ci rendiamo conto di come dei processi mirati di valorizzazione del territorio riguardo alla natura, al paesaggio, al turismo delle vacanze, ai musei, ai monumenti, possano rappresentare un potenziale enorme per generare nuove economie. Mi era stato chiesto di parlare di design. Forse tante volte non ci si rende conto, ma se pensiamo a tutto quello che ci circonda, dai prodotti, ai servizi, alle insegne, ai sistemi di comunicazione, a infiniti prodotti come recinzioni, infissi, automobili, vestiti etc., è tutto potenzialmente design, che se ben pensati e progettati possono fare la differenza; e se vogliamo essere dei bravi designer dobbiamo cercare di capire bene chi siamo, in che mondo viviamo, che futuro immaginiamo che ci aspetti, e poi si tratta di farsi delle idee su cosa si può fare e come lo si può fare: è una possibilità che abbiamo per esprimerci e per inventarci modi, strumenti e strategie per cercare di migliorare la qualità della vita nostra e degli altri.
Per fare degli esempi concreti, sei anni fa ho cominciato a frequentare assiduamente la Cina e soprattutto Shanghai. E’ stata e continua a essere un’esperienza unica per la grande energia che si percepisce, per la voglia di fare e di imparare che si traducono in una progettualità di qualità sempre più alta. La cosa che più mi sorprende è che, sia nell’ambito della scuola (insegno alla Tongji University di Shanghai) che in quello imprenditoriale, si incontrano persone disposte a credere nelle idee, nella forza delle idee. A questo riguardo posso raccontare che quattro anni fa abbiamo sviluppato un progetto di ricerca sulle suburbie, sul verde e il tempo libero, che si chiama MICROREALITIES, presentato in primis alla Biennale di Architettura di Venezia e, in seguito, in altri musei e istituzioni. Oggi due di questi progetti stanno per essere realizzati in Cina: il primo riguarda l’ideazione di un nuovo modello di stazione della metropolitana, che si trasforma in una nuova piazza/centro urbano nelle periferie; l’altro è invece un parco rurale abitato con un’estensione di circa un milione di metri quadri, che si trova a un’ora da Shanghai. L’idea sviluppata in questo progetto è quella di creare un luogo in cui vivere circondati dalla natura, vedendo crescere i prodotti della terra, un’area il più possibile autosostenibile dal punto di vista alimentare ed energetico. Le tipologie abitative vanno dal bungalow, all’appartamento, alla villa, al resort, con un’ampia parte pubblica destinata ai negozi legati alla produzione e alla cultura locale. All’inizio era solo un’idea, nel tempo sta diventando una realtà articolata che comprende competenze che vanno dall’urbanistica all’architettura, dal design al marketing, dal paesaggismo all’agronomia, etc. ed è importante constatare come, in diverse parti della Cina, sia forte la necessità di recuperare come valori la natura e il mondo agricolo.
In questo processo tutte le parti in causa stanno facendo qualcosa che non avevano mai fatto prima (non ci sono esempi abbastanza simili a cui riferirsi), tutti stiamo correndo dei rischi e i cinesi hanno dimostrato che non sanno solo copiare!