Coltivare una comunità

ottobre 11, 2012  |  News, Ricerca

Dalla monocultura alla diversificazione agricola, sociale ed economica
Cibicworkshop con Giovanni Leoni

Negli ultimi anni abbiamo sviluppato diversi progetti che vedevano protagonisti l’agricoltura a diverse scale legata alla residenziali.

All’inizio la finalità non era l’ideale di una vita bucolica, ma il pensare ad una risposta economicamente accessibile alla tematica del tempo libero e della vacanza fuoriporta per una classe media già fortemente penalizzata sul potere d’acquisto e sulla propria immagine.

Il progetto si chiamava La città degli orti, sottotitolo Riappropriarsi delle stagioni (Microrealities, un progetto per i luoghi e le persone, Biennale di Venezia, 2004), e voleva essere una sorta di risposta a questo bisogno, un up-grade contemporaneo in termini estetici e di varietà delle funzioni rispetto al modello degli orti dei pensionati.

Si trattava di fatto di un parco agricolo abitato, un eco-villaggio che prevedeva insieme all’esperienza dell’orto e delle sue stagioni tutta una serie di attività che si potevano svolgere durante l’arco dell’anno.

Negli anni a seguire la tematica degli orti urbani e periurbani in termini di soluzioni finalizzate ad un’alimentazione più sicura e meno costosa ha avuto una grandissima diffusione, contribuento ad alimentare il mito che anche in termini quantitativi rappresentasse una soluzione ai bisogni alimentari delle comunità.

Il limite di questa pratica è che, anche se applicata con continuità, le quantità della produzione sono molto limitate rispetto alla domanda.

Il grande cambiamento di rotta nel nostro percorso di ricerca arriva dall’incontro con un imprenditore agricolo e parte dalla considerazione che la logica delle attuali coltivazioni a monocoltura produce un reddito legato sopratutto alle sovvenzioni e problemi ambientali sempre maggiori.

Questa condizione può aprire alla riflessione su modelli che sulla base di un rinnovato equilibrio agricolo integrino economia, benessere sociale e sostenibilità ambientale.

In questi anni c’è stata una grande concentrazione di pensiero che ha sostenuto la tesi che è principalmente la densificazione della città il modo per aumentare la sostenibilità ambientale e sociale.
Questo atteggiamento si è diffuso velocemente producendo delle generalizzazioni che poi, se si vanno ad analizzare nel particolare, possono risultare inadeguate.

La realtà del nostro paese è fatta di poche città medio-grandi. Il 98,3% dei comuni ha meno di 10.000 abitanti. Il terreno agricolo totale rappresenta i 2/3 del paese e quello coltivato il 42,7% della superficie totale.

La sperimentazione che abbiamo iniziato insieme all’imprenditore agricolo Giovanni Leoni da un anno a questa parte riguarda lo studio di una nuova tipologia di insediamento a impronta ecologica controllata, con un’alta percentuale di autosufficienza energetica e alimentare.

L’idea è quella di sovrapporre azienda agricola e residenzialità riprogettando dalle basi un sistema integrato in cui energia, produzione e consumi siano parte di un ciclo naturale chiuso a bassissimo impatto. Si tratta di un nuovo modello abitativo che realizza nuovi stili di vita sostenibili.

Sovrapporre azienda agricola e comunità insediata permetterebbe di realizzare un vero kilometro zero, garantendo la base di un’economia agricola tarata sulla popolazione, che ne trarrebbe profitto nutrendosi con prodotti migliori a costo inferiore, riattivando nuove polarità economiche sul territorio e garantendo una alta qualità della vita.

Il risultato è la riprogettazione di un’agricoltura
on-demand, tarata sulla dieta alimentare che può produrre, con gli accorgimenti delle tecnologie attuali e i benefici di un sistema integrato, fino all’85% del fabbisogno alimentare di una popolazione che vive in un contesto come quello della Pianura Padana.

Partendo dai valori nutrizionali abbiamo selezionato 90 colture tipiche locali che, ruotate durante l’anno, soddisfano i bisogni alimentari di una comunità, garantiscono una maggiore biodiversità del territorio, richiedono nella loro rotazione un utilizzo bassisimo di chimica, contribuiscono a restituire porzione di sostanza organica al terreno e offrono una produzione di alta qualità.

Una progettazione integrata di residenze e agricoltura offre inoltre una ampia serie di possibili integrazioni energetiche e di servizio che vanno da riutilizzo delle acque, a quello energetico, allo smaltimento dei rifiuti aumentando l’efficenza, riducendo i costi e producendo un alto valore economico e sociale.

Un insediamento di questo tipo, si propone di ospitare una nuova comunità di persone che vogliono accedere ad un alimentazione di alta qualità risparmiando fino al 30% sui costi alimentari standard, scegliendo una vita a contatto con la natura a pochi passi dalla città, usufruendo di un sistema energetico a basso consumo.

Un nuovo modello di insediamento agricolo può rappresentare la sfida per integrare necessità e offerte di diverse categorie economiche che oggi non trovano risposta (agricoltori che non riescono più a produrre valore economico oltre il sistema dei finanziamenti; professionisti e creativi tecnologicamente aggiornati che cercano nuovi stili di vita; investitori alla ricerca di nuovi modelli di residenzialità in un mercato saturo).

Insieme possono costituire nuove centralità economiche sul territorio creando dei modelli di comunità che includano un mix di funzioni e un numero di persone tale da generare un sistema di relazioni vivace.

Questa può essere una delle grandi sfide per il nostro futuro.

Pubblicato su:
Le Quattro Stagioni
Architettura del Made in Italy da Adriano Olivetti alla Green Economy
A cura di Luca Zevi
Catalogo del Padiglione Italiano alla 13° Biennale di Architettura di Venezia

Parlano di noi: Agrivillaggio.

Coltivare una comunità
è un progetto di Cibicworkshop con Giovanni Leoni

Cibicworkshop team
Aldo Cibic, Tommaso Corà e Chuck Felton con Andrea Francesconi, Michele Novello e Alessandro Squatrito

Per maggiori informazioni:
Biennale di Venezia http://www.labiennale.org
Padiglione Italia http://www.labiennale.org/it/architettura/mostra/padiglione-italia/



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