Il progetto come creazione che genera gioia
A+D+M #35 (dicembre 2011) Copertina.
scritto da Cristina Rivadossi, foto di Enrico Basili.
“Ho cominciato a lavorare a 22 anni nel 1977 da Sottsass, nel 1980 Matteo Thun, Marco Zanini ed io siamo diventati soci, c’era con noi anche Michele De Lucchi, era il nostro fratello più vecchio, che non era socio ma stava con noi. Nel 1981 nasceva Memphis di cui ero uno dei soci fondatori”.
Così racconta il suo esordio Aldo Cibic, triestino di origine, veneto e milanese di adozione, che si divide tra lo studio di Milano e quello di Vicenza. Un uomo legato alla sua terra ma desideroso di scoprire il mondo, due aspetti che per lui sono complementari. E con un’idea precisa legata alla felicità.
Chi è Aldo Cibic, Lei come si definisce?
“Sono stato molto fortunato: avere un maestro come Sottsass è stato un privilegio, ci ha sempre stimolato ad avere una visuale molto aperta sull’idea della sperimentazione.
Quello che ho fatto mio, quello che conta, da una parte è un approccio culturale al progetto e dall’altro sentirsi sempre parte di quello che si fa.”
Come scrive in un piccolo testo per Lei le idee sono come semi. Cosa intende?
“Che i semi sono sempre un inizio, una speranza che ci ricorda che ogni cosa ha una sua origine e che le idee sono come semi; questa metafora per me sta a significare che bisogna credere nelle idee, coltivarle e svilupparle perchè siano generatrici di progetti in grado di migliorare noi e chi ci sta intorno.”
Aldo Cibic personaggio poliedrico. Da dove nasce per Lei l’ispirazione?
“L’ispirazione può arrivare dalle parti più disparate, tante volte dalla lettura di giornali o di libri, da i fatti quotidiani osservando cosa succede alla gente intorno a noi: ovvero cercando di capire se si può fare qualcosa per migliorare la realtà che ci circonda. Mi sento un pò come un producer: con Rethinking Happiness o con Designing our Future ci siamo inventati delle narrazioni che possono originare dei progetti, tutto ciò da l’idea di creare delle opportunità economiche sia per il produttore che per il fruitore. Quello che credo stiamo cercando di fare è di provare a tradurre in progetti concreti la nostra ricerca ed è un atteggiamento di cui tuttosommato c’è bisogno oggi. Rethinking Happiness è un esempio di un’idea di progettualità che intercetta criticità e opportunità rispetto ad un mondo che cambia. Quando mi sento chiedere da giovani designer dei consigli su cosa potrebbero fare mi trovo a rispondere che, nonostante le condizioni non facili che viviamo, bisogna da una parte diventare degli acuti osservatori, e dall’altra essere dei collettori di informazioni utili al fine di individuare i progetti possibili rispetto a questo futuro.”
In un testo del libro di Rethinking Happiness Lei racconta di cos’è “un bel posto” citando ad esempio una condizione in cui i bambini possono giocare in sicurezza e in cui c’è una dinamica di rapporti tra le persone animata dal rispetto.
“Non ho la presunzione e l’arroganza di chi pensa di poter cambiare il mondo, credo però si tratti di capire come si possano organizzare le strategie articolate che coinvolgano sia le persone interessate che altre competenze per porre i presupposti per progettare pensando a come la vita si può svolgere in un modo migliore.”
Quanto è importante per Aldo Cibic che il progetto crei un’emozione?
“Personalmente provo una grande gioia quando qualcosa che ho progettato procura a chi lo vede una sensazione piacevole o addirittura se strappa un sorriso.”
Quali sono i progetti nei quali si identifica di più?
“Sono quelli in cui riconosco un senso: possono essere dei piccoli gesti poetici, come gli oggetti per la tavole che disegno per PaolaC., come le nuove comunità che si intravedono in Microrealities o Rethinking Happiness”.
Ed è questo infatti il sogno di Aldo Cibic raccolto anche in un volume dove ci parla di felicità, dal titolo Rethinking Happiness e dall’altrettanto eloquente sottotitolo “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Nuove realtà per nuovi modi di vivere”.
Il progetto, realizzato per la Biennale di Architettura 2010, nasce da una riflessione riguardante il periodo storico che stiamo vivendo che “ci pone di fronte a condizioni e a sfide che possono generare cambiamenti sostanziali nel modo di concepire un approccio diverso e più contemporaneo alla progettualità“.
Qui si illustrano quattro idee progettuali legate a nuovi modelli di fare comunità.
Un saggio autentico che, attraverso l’utilizzo di parole, immagini, modelli, illustrazioni e suggestioni, descrive il suo pensiero legato a un modo diverso di fare architettura.
“Una progettualità che cerca di creare – parole di Aldo Cibic – un miglioramento nella qualità di vita delle persone a livello sociale, economico e ambientale” con una consapevolezza che “l’architettura, a prescindere dagli stili, sia il supporto per raccontare una storia, per creare un luogo dove ci sia la condizione in cui la bellezza si ritrova “.
E nel volume si racconta di quattro idee progettuali: nuove comunità, nuove polarità; campus tra i campi; urbanismo rurale; superbazar.
Nuove comunità, nuove polarità descrive il quartier generale di un’azienda internazionale nella zona industriale di un paese ai piedi delle Alpi, ripensato in un’area dismessa come uno spazio per integrarsi e diventare una risorsa per il territorio. O ancora come Campus tra i campi dove un giovane gruppo impegnato in start-up innovative decide di occupare un terreno agricolo circondato da acqua nella laguna di Venezia per creare una condizione di autosufficienza energetica e ambientale. Oppure Urbanismo rurale in cui si immagina, nei pressi di Shanghai, un parco rurale con residenze a bassa densità dove la sfida è quella di creare un modello di comunità con servizi condivisi, nuove attività e relazioni in sintonia col territorio.
Ed infine Superbazar, un luogo dove vivere, incontrarsi, comprare, vendere, scambiare immaginato nella periferia di Milano, nei pressi dell’incrocio di infrastrutture di mobilità, che diventa l’occasione per inventare un nuovo spazio pubblico che ospita attività funzionali alla vita del quartiere.
Sfoglia l’articolo sul Canale Issuu Cibicworkshop:
Per maggiori informazioni:
www.admnetwork.it